L’artista pazzo, il genio folle, il pittore maledetto, così viene descritto Vincent Van Gogh. Stando alle principali fonti, le lettere che inviava al fratello Theo, la malattia mentale lo avrebbe colpito prima dei 30 anni. Crisi allucinatorie, attacchi epilettici, depressione, confusione mentale, questi alcuni dei sintomi che si suppone attanagliassero l’artista rendendogli la vita impossibile.

Attraverso i suoi tratti decisi, i colori, le atmosfere, Van Gogh penetrava il mistero dell’esistenza, mettendo in contatto la sua anima con il mondo circostante. Un compito che gli veniva difficile nella realtà ordinaria ma di cui era Maestro nell’arte. E’ forse uno dei motivi che hanno contribuito a renderlo immortale, nonostante in vita non fosse stato riconosciuto il suo valore.

Van Gogh aveva compreso che la natura non è solo bella, perfetta, ideale, ma anche terribile, cattiva, noiosa, addirittura nauseante, aveva osato inoltrarsi nel suo lato oscuro, penetrandolo e riportandolo sulla tela, senza mediazioni. Era capace di osservare la realtà da un’altra prospettiva e questa sua diversità lo fece sentire escluso dal mondo circostante, che ne aveva paura. L’inventore del teatro della crudeltà Antonin Artaud, amante della pittura di Van Gogh, denunciò la repressione di questo genio da parte di una società ipocrita, che non accettava il diverso e che per questo preferì tacciarlo come pazzo. L’umanità non vuole darsi il fastidio di vivere: ha preferito sempre accontentarsi di esistere”, affermò Artaud.

A questo punto sorge spontanea una domanda: se la follia di Van Gogh fosse stata alimentata da quella stessa società conformista che lo giudicava diverso? Forse Van Gogh non vedeva distorto ma oltre. Purtroppo questa capacità raramente viene ammirata dai contemporanei, tutt’oggi, sebbene la società si ritenga molto libera. Certe “verità” sono scomode e chi osa mostrarle è a sua volta scomodo, quindi da allontanare.

Un vita come quella di Vincent Van Gogh dovrebbe indurci a riflettere sul valore, e sulla paura, della diversità. Oggi che Van Gogh è riconosciuto universalmente, è facile stare dalla sua parte, ma nella nostra vita quotidiana, quanto siamo aperti nei confronti del “diverso”? Van Gogh si è “salvato” post-mortem perché è stata riconosciuta la sua genialità artistica, ma chissà quante altre persone diverse, non dotate delle sue stesse capacità, subiscono ogni giorno ingiustizie.

Non solo persone dalla sensibilità esasperata, non solo persone con menomazioni fisiche, ma anche uomini e donne che hanno la sola colpa di avere una “diversa” nazionalità e che oggi si ritrovano sul suolo di terre straniere per sfamare le proprie famiglie, disperati, spaesati, incompresi, tacciati dai locali come ladri, briganti, incapaci, delinquenti. Anche questa è una forma di diversità che purtroppo continua a suscitare scandalo, tutt’oggi, nonostante la società si ritenga aperta ed evoluta.

Non dobbiamo pensare ai diversi guardando al passato perché “giustificarli”, in questo caso, è semplice. Dobbiamo pensare ai diversi che vivono intorno a noi, persone che ci appaiono insolite, che conducono vite eccentriche rispetto alla maggioranza, individui provenienti da terre sconosciute e quindi “diverse”. Sono questi i diversi con cui confrontarci per capire quanto siamo aperti, oggi, nei confronti della diversità.

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